Un po’ di storia

Nel 1922 il dr. Lewis Knudson dell’Università di Cornell -USA-, dopo anni di tentativi infruttuosi, riuscì per primo a fare germinare i semi di un’orchidea.

Ecco come Rebecca Tyson Northen nel suo libro*:  “Le Orchidee” ** – 1981 – parla di lui e dei suoi esperimenti (pag. 134):

“… Egli aveva eseguito sperimentazioni in precedenza, che dimostravano che gli zuccheri influenzano favorevolmente lo sviluppo di una pianta. I suoi studi gli suggerirono che i semi di orchidea possono aver bisogno della presenza di zucchero per poter germinare. 

Egli attribuì i successi ottenuti con i funghi non al loro diretto effetto sul seme stesso, ma alla digestione, da parte di funghi, di alcuni carboidrati e di sostanze azotate presenti nel substrato di coltura. Zuccheri erano tra i materiali liberati durante il processo.

La sua teoria si rivelò esatta, Il dr. Knudson scoprì che i semi germinano prontamente senza la presenza di funghi quando vengono seminati su una gelatina di agar-agar alla quale siano state aggiunte le necessarie sostanze nutritive e zucchero.
Egli lavorò con molta pazienza per trovare qual era lo zucchero più adatto per quest’uso e in quale concentrazione. Dovette altresì regolare le proporzioni delle sostanze nutritive minerali.

Le beute contenenti la soluzione nutritiva di agar furono sterilizzate e i semi disinfettati per uccidere tutti gli organismi estranei che avrebbero potuto portare con sé. Le beute furono sigillate dopo l’introduzione dei semi e lasciate indisturbate finchè le piantine non si furono ben sviluppate, da otto mesi ad un anno più tardi.

Le beute funzionarono come perfette case di vetro, offrendo alle piccole pianticelle protezione da insetti e da ogni contaminazione, e provvedendo loro costantemente un’atmosfera umida, fino a che non furono cresciute. Questo metodo è chiamato asimbiotico.

Il dr. Knudson, con il suo metodo rivoluzionò la coltura delle orchidee. Incertezze circa i risultati, confusione e rischi furono aboliti per sempre; grazie a lui i coltivatori ebbero a disposizione una tecnica assieme facile e sicura. Misurare gli ingredienti per la gelatina di agar-agar è piuttosto semplice e oggi è persino possibile comprare la mistura già preparata alla quale va aggiunta solamente l’acqua.” …

Il dr. Knudson si può dire che sia il padre della floricoltura moderna, il suo metodo viene usato soprattutto oggi per la riproduzione di numerose altre specie di piante, consentendo  la riproduzione su vasta scala anche di quelle protette o difficili da riprodurre.

Si vocifera in rete che nel 2008 in Olanda siano stati venduti circa quasi 300 milioni di piante del genere Phalaenopsis (n.d.r. dato da prendere con le dovute cautele visto che non sono riuscito a trovarlo per vie ufficiali).


 

Le Orchidee sono piante con organi riproduttivi visibili appartenenti a:

  • Regno: Plantae
  • Divisione: Magnoliophyta (ex Angiospermae)
  • Classe: Liliopsida (ex Monocotyledones, secondo alcuni, Monocotyledoneae)
  • Subclasse: Liliidae
  • Ordine: Orchidales (o Asparagales)
  • Famiglia: Orchidaceae

Caratteristiche delle monocotiledoni alla quale le orchidee appartengono.

  • Semi con una cotiledone (foglia embrionale del seme carnosa), rispetto alle dicotiledoni che ne hanno 2 (es. fagiolo).
  • Radice fascicolata, a fittone nelle dicotiledoni.
  • Vasi conduttori sparsi, concentrici nella controparte.
  • Foglie con nervature parallelinervie (parallele), ramificate nelle dicotiledoni.
  • Fiori con numero di petali 3 o multipli di 3, nelle dicotiledoni 4-5 (o multipli).

Semi e riproduzione

I semi di orchidea (monocotiledoni) non avendo endosperma hanno potenzialità germinativa legata alla presenza di un organismo (fungo) con cui stabilire simbiosi (sistema simbiotico) oppure hanno bisogno di sostanze particolari che forniscano gli elementi necessari alla sua germinazione (sistema asimbiotico).

Il sistema asimbiotico fornisce sostanze sostitutive a quelle naturali consentendo ai semi, dando loro energia, di attivare il processo di germinazione. Queste sostanze potrebbero essere ad esempio: agar, zucchero, sali minerali, acqua distillata calibrate al punto da fornire un pH lievemente acido. Naturalmente la calibrazione di questi ed altri elementi viene effettuata a titolo sperimentale. Oggi le sperimentazioni ci consentono di avere conoscenze più ampie a tal punto che molti usano (come anche il sottoscritto) sostanze diverse aggiungendo succhi di pomodoro o di cocco in sostituzione di altri composti chimici.

Chi fosse veramente interessato può fare una ricerca in rete sui vari terreni di coltura per dovere di cronaca ne cito alcuni:

Knudson C modified orchid medium
Knudson C orchid medium, morel modification
Phytamax orchid maintenance medium without charcoal
Phytamax orchid medium with charcoal and banana powder
Phytamax orchid maintenance medium
Phytamax orchid multiplication medium
Murashige and Skoog basal salt mixture (MS)

Conservazione dei semi

Raccogliere preferibilmente le capsule quando l’apice inizia a diventare giallo, metterle in un sacchetto nuovo di carta e conservarle in frigorifero (n.d.r per almeno una settimana).

Nel caso la capsula sia semiaperta conservatela in un barattolino di vetro e conservate il tutto in frigorifero in attesa della semina.

Processo di semina

Naturalmente il processo di semina deve essere fatto in rigoroso sistema protetto, per cui in regime di assoluta sterilità onde evitare inquinamenti delle beute, di solito lo si fa sotto una cappa a flusso laminare o attraverso sistemi autocostruiti più economici.

Prima della semina le capsule contenente i semi vanno sterilizzate con acqua e ipoclorito di sodio (1 a 10) per alcuni minuti, alcuni usano ipoclorito di calcio. In caso di capsule aperte anche i semi devono essere sterilizzati, ma con concentrazioni meno aggressive.

Occorre anche sterilizzare tutte le beute con i substrati preparati e gli strumenti per seminare in autoclave, pentola a pressione (circa una decina di minuti) alcuni usano il forno della cucina a 200°C ca per pochi minuti.

Dopo la semina in vitro occorre posizionare le beute a temperatura attorno ai 20-25° C. Per la prima e la seconda settimana io di solito non uso dare luce.  Successivamente inizio a fornire luce per poche ore poi man mano porto a illuminazione di circa 8-12 ore al giorno, usando luce bianca (5600°K) più luce grolux o flora ad una distanza di una ventina di cm.

Quando si formano i primi protocormi con cellule non differenziate molti ripicchettano con nuovo terreno di coltura per accelerarne la crescita. Poco dopo compaiono le prime foglioline e subito dopo i primi apici radicali.

Sicuramente, questo è il segnale per procedere alla diradazione ripicchettando le piante usando fiasche più grandi con nuovo terreno di coltura e diversa  concentrazione di nutrienti.

Dopo alcune settimane o alcuni mesi (secondo le specie) le piante hanno già una certa grandezza e forza tale da essere trapiantate (ambiente non protetto) in cassetta con bark sterilizzato di pezzettatura molto piccola (circa 5mm). Si consiglia di tenerle molto umide, ma non bagnate. Porre la cassetta in zona ombreggiata con vetro appena sollevato sopra la cassetta per mantenere un alto livello di umidità, anche superiore al 90%.

Molti nel ripicchettamento tagliano del tutto le radichette appena formate perché ritengono che non siano adatte al nuovo ambiente meno umido rispetto alla fiasca dalla quale provengono. Personalmente non l’ho mai fatto.

Curiosità

Di solito nel giro di qualche settimana o qualche mese, per alcune specie, si vedono già i primi protocormi, per cui non dichiarate il fallimento prima del tempo.

Invece nel caso di specie non note oppure note per essere piuttosto riluttanti a germogliare aspettate almeno 12 mesi prima di buttare il tutto, anche più.

Alcune specie producono semi che vanno in un certo senso in letargo o cadono in letargo se non vengono seminati subito. Per risvegliarli occorre far subire loro choc particolari ad esempio con reazioni freddo caldo. Oppure si può tentare di rompere la membrana di rivestimento del seme praticando un leggero vuoto risucchiando l’aria contenuta nella beuta, come dicono alcuni. E ancora, si può trattare il seme praticando una forte sterilizzazione oppure con trattamento a base di acidi. Molte volte si va per tentativi sino a quando la casistica ci indica la strada corretta da percorrere.

 

Passo passo le fasi per fare una buona semina

Ora vi descrivo passo passo le operazioni necessarie per effettuare una buona semina, dopo le descrizioni sommarie viste in precedenza.

Raccolta e conservazione dei delle capsule e dei semi

  • Dopo l’impollinazione, che sia naturale o artificiale non ha importanza, occorre raccogliere la capsula e conservarla nei modi corretti.
    • In natura: ci possiamo trovare in un ambiente dove mancano le attrezzature adatte alla raccolta, sarebbe buona cosa usare sacchettini (carta o plastica) o piccoli contenitori di vetro o plastica bel puliti ed annotare in linea di massima:
      • da quale pianta è stata raccolta, anche con una foto
      • segnare in linea di massima la temperatura, l’umidità e le condizioni climatiche del posto, ci serviranno poi per un futuro allevamento.
      • Preferibilmente raccogliere capsule verdi con apice giallo che sta ad indicare che la maturazione dei semi è ormai completata. Eventualmente prendere capsule secche anche aperte qualche seme è sempre presente, poi riponiamo, appena possibile il tutto in frigorifero oppure in ambiente fresco e asciutto.
    • In casa o in serra: raccogliamo capsule verdi con apice giallo e conserviamole in sacchetti di carta o plastica o meglio in barattoli di vetro posti in frigorifero.
  • La collocazione in frigorifero ha come funzione quella di conservare al meglio i semi e ad incentivare loro l’induzione alla germinazione, ho notato nel tempo che questo tipo di approccio funziona (alcuni sostengono che sia indifferente), inoltre ci consente di poter preparare con calma il materiale necessario all semina. Infine non è detto che nel frattempo si aggiungano altri esemplari da seminare.

Area di lavoro e attrezzature

  • Cappa a flusso laminare ha già il 99% di probabilità di ottenere semine senza inquinamenti, per cui ottima.
  • In cucina sopra i vapori di una pentola in ebollizione, sistema pericoloso con basse probabilità di successo.
  • Metodo McEwan si può usare ottenendo “?” successi in termini di non inquinamento, è un sistema a bolla di vetro con aperture per beute e inserimento utensili.
  • Sistema economico: trovatevi una scatola abbastanza grande di polistirolo espanso, dimensioni interne 60cm o più è meglio, oppure costruitela con dei pannelli di 3cm di spessore. Lato superiore aperto dove metterete una lastra di vetro a misura o di PMMA o plexiglass trasparente per intenderci. Praticate su un lato due fori a distanza di 25 o 30 cm ca. di 12 o 15cm di diametro dove infilerete le mani e le braccia per seminare all’interno della scatola. Chiuderete questi due fori con due guanti di gomma a manica lunga. Solo la parte superiore deve rimanere rimovibile (poi spiego come usarla).

Non seminate in giornate ariose o ventose, in ambienti aperti, in ambienti trafficati, in ambienti polverosi ecc. Prima di farlo portate moglie o marito e figli in vacanza, cani e gatti all’aperto, chiudete bene le porte,  ecc. Battute a parte mettetevi in un ambiente pulito e preparate le cose con calma. senza muovere troppa aria.

Cosa fare prima della semina

Procuratevi anzitempo uno dei composti per semina elencati precedentemente tipo (cercate in rete dove procurarli):

Knudson C modified orchid medium
Knudson C orchid medium, morel modification

Il composto in polvere va sciolto in acqua distillata o deionizzata secondo le indicazioni prima della sterilizzazione, io ho usato anche acqua minerale non gasata senza problemi. Chi avesse un pHmetro può controllare il suo valore dovrebbe essere attorno a pH 5.

Dopo aver letto attentamente le istruzioni di come prepararli, fate alcuni esperimenti versando 1 o 2cm di composto in barattoli di vetro ben lavati e non molto grandi tipo omogeneizzato o marmellata con relativo tappo. Meglio se di tipo a vite non a pressione perché potrebbero aprirsi durante la bollitura. Sterilizzate il tutto in autoclave per chi l’ha o in pentola a pressione riempita con 3-4cm di acqua.

Nella pentola a pressione, dopo aver messo l’acqua collocate i vasetti sul fondo, meglio che siano un numero sufficiente evitando così che si rovescino.

Alcuni ho visto che li hanno sterilizzati con successo anche in forno a circa 120°C, ma non mettendo il tappo, chiudendo l’apertura con foglio di alluminio.

Tempo per l’operazione circa 20 minuti, per tutti i sistemi usati.

Una volta raffreddato il tutto potete riporre i vasi in una sacchetto di plastica nuovo e conservarli in frigorifero pronti per la semina. Non hanno una vera e propria scadenza.

Sono dei terreni di coltura molto appetibili per muffe e batteri, per cui se ne trovate alcuni inquinati prima di poterli usare significa che il processo di sterilizzazione non è andato a bene. Eliminateli e rifate il tutto.

Per curiosità potete tenerne uno fuori dal frigorifero ed aprirlo per qualche ora, poi richiudetelo e osservate cosa avviene in superficie dal giorno seguente in avanti. Noterete che già al 2° o 3° giorno compaiono delle colonie di muffe o batteri che si moltiplicano sempre di più ogni giorno che passa. Ecco cosa potrebbe succedere se non fate tutte le operazioni in assoluta sterilità durante la semina.

Procuratevi ora questa semplice attrezzatura:

  • un paio di bisturi usa e getta per tagliare la capsula verde
  • un paio di forbici in acciaio inox, potrebbero servire per qualche motivo
  • un asticciola in acciaio inox o alluminio ricurvo su di un lato e lungo una ventina di cm che servirà a distribuire i semi (per costruirla ho preso dal ferramenta una barretta di acciaio di 3mm di diametro, l’ho tagliata e con un martello l’ho appiattita verso il fondo, ho incurvato gli ultimi 2-3cm a forma di spatoletta e con un po’ di carta smerigliata ho tolto le rugosità e gli spigoli)
  • un panno o dei fazzoletti puliti bianchi vecchi che verranno usati per asciugare l’interno della scatola che avrete costruito o altro
  • uno spruzzino con acqua e ipoclorito di sodio (7 parti di acqua e 3 parti di ipoclorito di sodio) per disinfezione interno scatola di polistirolo (non serve se usate la cappa a flusso laminare o altro sistema da laboratorio)
  • un recipiente con acqua e ipoclorito di sodio (proporzioni 80g acqua 20g ipoclorito di sodio ) per disinfezione capsula verde
  • un recipiente con acqua e ipoclorito di calcio (proporzioni 100g acqua 7g ipoclorito di calcio) per disinfezione capsula con semi maturi (capsula aperta).
  • un recipiente con acqua distillata sterilizzata (per sciacquare i semi sterilizzati con le soluzioni)
  • guanti sterili solo per uso nella cappa a flusso laminare
  • pennarello ad alcool
  • contenitori vuoti con coperchio

Operazione semina

Collocate tutto il materiale e le attrezzature all’interno della cappa a flusso laminare o nella scatola di polistirolo autocostruita:

  • vasetti o sacchettini con capsule o semi liberi
  • vasetti con terreni di coltura precedentemente preparati
  • tutti gli strumenti appena elencati

Solo per la scatola autocostruita procedete così:

  • coprite la scatola col coperchio di vetro o di plexiglass
  • infilate le mani nei guanti a manica che avete messo nei 2 fori
  • prendete lo spruzzino con la soluzione di ipoclorito di sodio e spruzzate la soluzione su tutte le pareti, il coperchio e i barattoli vari inumidendo anche parzialmente il panno o i fazzoletti (attenzione a non fare fuoriuscire il getto dal coperchio che potrebbe scolorire i vostri indumenti o peggio ancora potrebbe entrare a contatto col vostro viso e i vostri occhi).
  • asciugate sommariamente col panno il coperchio trasparente naturalmente senza sollevarlo
  • disponete il materiale in ordine per la semina
  • attendete almeno una decina di minuti prima della semina

Solo per la cappa a flusso laminare procedete così:

  • disponete il materiale in ordine per la semina e attendete una decina di minuti affinché il flusso spazzi via eventuali spore.

Inizia la semina

Fasi della semina:

  • infilate i guanti sterili da usare nella cappa a flusso laminare oppure infilate le mani nei guanti a manica della scatola autocostruita
  • prendete la soluzione idonea per la capsula verde o per la capsula matura con semi esposti e versatene un poco in un contenitore vuoto con coperchio
  • metteteci dentro la capsula verde o matura o i semi liberi
  • chiudete il coperchio agitate per una decina di secondi
  • attendete una decina di minuti per sterilizzare il tutto
  • ora aprite il coperchio e cercate di:
    • capsula matura o semi liberi – versate in un barattolo vuoto più soluzione che potete senza disperdere i semi, prendete l’acqua distillata sterilizzata riempite un po’ il barattolo, chiudete ed agitate ancora qualche secondo per sciacquare i semi
    • capsula verde – pendetela, asciugatela e tagliatela col bisturi per la sua lunghezza per esporre i semi che non sono mai stati esposti all’aria per cui non dovrebbero essere inquinati
  • prendere un barattolo col terreno di coltura
  • svitatelo lasciando il coperchio sopra l’imboccatura
  • con la spatoletta autocostruita ora cercate di raccogliere un piccolo numero di semi da distribuire sulla superficie del terreno di coltura (non esagerate perché una dose elevata potrebbe sovraffollare il barattolo di piantine che andrebbero diradate subito dopo con altri rischi di inquinamento
  • con l’altra mano avvicinate ora il barattolo con il terreno di coltura verso il bisturi con i semi che avete nell’altra mano
  • tenete il coperchio con due dita a mo’ di tetto e il recipiente con le altre dita della stessa mano
  • inclinate ora il recipiente con l’apertura verso la spatoletta che avete in mano
  • distribuite con la spatoletta i semi su tutta la superficie di agar del terreno di coltura senza affondarla nel substrato, prima fate meno inquinamento avete, è questione di esercizio, fate un movimento avanti indietro più volte dando una distribuzione uniforme
  • subito dopo richiudere molto bene il coperchio
  • segnate col pennarello ad alcool la data e la specie che avete seminato
  • fate la stessa operazione per almeno 2 o 3 barattoli e più con la stessa semenza (ricordatevi che se siete ai primi tentativi di semina molti si inquinano)
  • procedete con la stessa sequenza per le altre capsule facendo in modo che gli strumenti siano puliti in ogni semina. Dato che la grandezza dei semi in alcuni casi non è più grande che un granello di polvere è ovvio che per ogni capsula va usato uno strumento diverso per evitare di portarsi appresso semi di altro tipo
  • finite le semine spegnete la cappa o togliete il coperchio trasparente della scatola di polistirolo
  • raccogliete i barattoli e copriteli con un passaggio di pellicola per alimenti tipo domopack

 

Sistema alternativo e molto efficace per la raccolta dei semi in sostituzione della spatoletta. Procuratevi una pipetta contagocce utilizzabile per raccogliere i semi che si trovano in sospensione o sul fondo del liquido sterilizzante e di quello di risciacquo con l’acqua sterilizzata. La pipetta contagocce è comoda per distribuire i semi nel barattolo col terreno di coltura basta risucchiarli con un modico quantitativo di acqua. Ponete in questo caso il vaso in verticale e lasciate cadere una certa quantità di liquido in modo da creare un leggero velo d’acqua e semi sulla superficie di coltura. Per la bacca verde basta raschiare la parte con i semi diluirli in una modica quantità di acqua sterilizzata, risucchiarli con la pipetta e fare come appena descritto.

Il dopo semina

Ora non dovete altro che sistemare  i vostri barattoli in qualche armadio per una settimana poi portarli sotto luce bianca (5600°K) più luce grolux o flora ad una distanza di una ventina di cm per circa 8-12 ore al giorno e con una temperatura attorno ai 20-25° C.

Se vedete i barattoli inquinarsi gettateli. In caso contrario vedrete col tempo svilupparsi nuova vita dentro quel micromondo.

Ad ogni modo non gettate il vostro lavoro se non osservate nulla di nuovo svilupparsi in quei flaconi, in genere in 2 o 3 mesi qualcosa succede. In altri casi si possono osservare cambiamenti dopo 6 mesi o più dipende da molti fattori, alcuni sono stati già indicati all’inizio dell’articolo.

Trapianto per diradare le piantine

Il diradamento delle piantine è operazione che deve essere fatto sempre in ambiente sterile seguendo in linea di massima le indicazioni fornite per la semina. Naturalmente non vanno sterilizzate le piantine.

Fate così il nuovo passaggio:

  • procuratevi uno di questi prodotti (ognuno di essi è specifico, ma potrebbe andare bene in linea di massima per questa operazione, al limite informatevi prima dell’acquisto)
    • Phytamax orchid maintenance medium without charcoal
    • Phytamax orchid medium with charcoal and banana powder
    • Phytamax orchid maintenance medium
    • Phytamax orchid multiplication medium
  • preparate alcuni barattoli con il solito sistema descritto nelle loro istruzioni
  • sterilizzateli col solito sistema (autoclave, pentola a pressione o forno)
  • una volta pronti chiudeteli in un sacchetto di plastica pulito e tenete il tutto per un paio di settimane per vedere se qualcosa non è andato per il verso giusto durante la sterilizzazione, come al solito in caso di inquinamento gettate via i flaconi inquinati
  • passato questo periodo prendete le vostre semine e i vostri barattoli col substrato nuovo e poneteli nella cappa a flusso laminare o nella scatola di polistirolo che avete autocostruito
  • la stessa cosa fate con i strumenti strumenti e attrezzature:
    • un panno o dei fazzoletti puliti bianchi vecchi che verranno usati per asciugare l’interno della scatola che avrete costruito o altro
    • uno spruzzino con acqua e ipoclorito di sodio (7 parti di acqua e 3 parti di ipoclorito di sodio) per disinfezione interno scatola di polistirolo (non serve se usate la cappa a flusso laminare o altro sistema da laboratorio)
    • guanti sterili solo per uso nella cappa a flusso laminare
    • pennarello ad alcool
    • una pinzetta per prendere delicatamente le minuscole piantine
    • pinzetta e simili in ogni caso vanno sterilizzati con acqua e ipoclorito di sodio (vedi sopra)
  • usate gli stessi accorgimenti per procedere al ripicchettamento come abbiamo già visto sopra, per cui nel caso della scatola spruzzare il liquido sterilizzante anche sui barattoli vecchi con le piantine e nuovi col nuovo substrato, attendere 10 minuti circa ecc.
  • ora prendete un vasetto con le piantine appena nate svitate il coperchio lasciandolo appoggiato sopra
  • fate la stessa cosa con il vasetto per l trapianto
  • prendete la pinzetta ben sterilizzata e asciugatela per bene nel caso sia presente il liquido sterilizzante
  • togliete il coperchio del barattolo con le piantine e raccoglietene un ciuffetto e riappoggiate sopra il coperchio
  • aprite il barattolo col nuovo substrato tenendolo tra du dita e lasciate cadere il ciuffetto in fondo
  • ora sempre con la pinzetta cercate di diradare e ripicchettare le piantine lasciando uno spazio di un millimetro o due tra di esse
  • ripetete l’operazione sino a che non avete riempito la superficie di fondo mantenendo le distanze indicate.
  • continuate il lavoro con altri barattoli nuovi (non si sa mai qualcuno potrebbe inquinarsi)
  • col pennarello segnate la data, il tipo di pianta e il tipo di substrato usato (tutti questi dati dovrebbero essere segnati su di un diario per esperienze future)
  • richiudere accuratamente tutti i flaconi vecchi e nuovi
  • quelli vecchi possono essere tenuti anche per mesi senza problemi con le piantine che si svilupperanno super ammassate (se si inquinassero quelle trapiantate potrebbero venire utili)

Dopo un ulteriore periodo di crescita (qualche mese) si dovrebbe rifare nuovamente questo processo di diradamento sino a che le piante arrivino ad una altezza di 2-3 cm con 4 o 5 radichette ben in fatte, meglio ancora se più grandi ed in forza.

Trapianto in esterno

Arrivate ad opportuna maturazione occorre trasportarle all’aperto in ambiente non sterile e solo in questo caso si può fare a meno di cappe o scatole autocostruite, questo è sicuramente l’atto più delicato della loro storia.

  • Per cui consiglio di preparare un substrato di corteccia di bark di pezzettatura di circa 5 mm fatta ad esempio setacciando del bark più grosso che può essere sterilizzato mettendolo in forno, preventivamente inumidito e avvolto in un foglio di alluminio, per una decina di minuti a 200°C.
  • Una volta sterilizzato prendete un sottovaso rettangolare da fioriera depositate sopra il substrato di bark alto circa 3cm e spianatelo.
  • Aprite finalmente il barattolo con le vostre piantine prendetele delicatamente con una pinzetta e piantatele senza agar affondandole leggermente nel bark.
  • Spruzzatele con acqua decantata, senza calcio e con poca concentrazione di ferro, al limite usate acqua minerale naturale, non annaffiatele, vaporizzatele solo.
  • Mantenetele leggermente umide per brevi periodi alternati a brevi periodi di secco. Mettendoci sopra una copertura trasparente leggermente sollevata potete favorire l’ambiente umido.
  • Dopo un paio di mesi compariranno altre foglioline e radichette.
  • Quando saranno grandi una decina di cm o più potrete già metterle in vaso e trattarle come piante adulte.

 

Disclaimer: L’autore dell’articolo non si assume alcuna responsabilità per danni a cose e a persone su quanto è stato decritto sopra ed in altre pagine del sito.

Buona semina e buon allevamento

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*   Edito in Italia da Rizzoli Editore (non più in commercio da anni).

** titolo originale “Home Orchid Growing”

  1. nerowolf

    Credo di aver trovato… 😉 grazie molte… per fortuna che qualcuno mi aiuta… ti farò sapere com’è finita..

    50 anni ago

  2. nerowolf

    Desidero acquistare dei semi di orchidea su internet per provare la semina in vitro a casa.
    Una cosa non riesco a capire: gli pseudobulbi, nelle orchidee che solitamente li possiedono, sono la prima parte che si sviluppa? E soprattutto, per queste specie esiste un commercio di pseudobulbi già formati quindi meno a rischio di insuccessi rispetto la semina a partire dai suddetti semi?

    50 anni ago

    • admin

      Metti come chiave di ricerca la frase: ‘Cerco semi di Paphiopedilum’, qualcosa troverai di sicuro.
      Gli pseudobulbi (nelle piante che ne posseggono) sono la riserva che la pianta utilizza generalmente nella stagione secca e che si forma dai nuovi germogli per dirla molto in breve, ci sono molti vivaisti che talvolta ne buttano a palate quando devono rinvasare. Fatevi dare sempre e comunque il nome completo della pianta, non accontentatevi della dicitura ibrido vicino al nome del genere.
      Guarda bene che a Varese e in Liguria ci sono aziende che hanno piante appena uscite dalle beute. Cerca orchidee in questo caso: ‘Orchidee da seme’.
      Preferisco non mettere link su ditte particolari per evitare contestazioni.

      50 anni ago

  3. nerowolf

    Contro e a favore di Ikea per la vendita di orchidee..
    Chi non ha mai acquistato un’orchidea da Ikea? Si può dire che la casa svedese sia una società che favorisca, grazie ai piccoli prezzi, anche lo sviluppo del pollice verde. Periodicamente ci faccio un giretto e trovo un sacco di piante nell’angolo occasione addirittura a 2 euro. La cosa che non mi va è che alla fine siamo talmente abituati ad apprezzare le piante solo quando sono in fiore che appena lo perdono subito le releghiamo in un angolo (da considerare il fatto che dal momento in cui arrivano in negozio non hanno un goccio d’acqua, alla faccia del periodo di riposo). La cosa che penso sempre è: “Se queste piante fossero animali qualcuno avrebbe già chiamato la LAV?” Le piante non parlano ma sono pur sempre esseri viventi e… perdonate… alle orchidee certe volte manca la parola… 🙂 Comunque meglio che ci siano questi angoli occasione. Qualche anno fa andavano direttamente al macero appena sfiorivano.

    50 anni ago

    • admin

      In parte sono d’accordo, ma la stessa cosa succede, purtroppo, non solo per la ditta in questione, ma per la maggior parte dei vivaisti.
      Il destino delle piante è praticamente segnato per il 70% del mercato di piante da fiore, finita la fioritura pochi si preoccupano di allevarle con successo per farle rifiorire.
      Propongo altre considerazioni…
      – meglio acquistare le piante piuttosto che andarle a prendere in natura,
      – pubblicizzando meglio come le si devono crescere, probabilmente col tempo aumenteranno anche i successi e l’amore per queste deliziosissime piante.

      50 anni ago

  4. nerowolf

    Ciao a tutti. Mi sono appena registrato. sono un appassionato di PAPHIOPEDILUM. Vorrei sapere se per caso conoscete qualcuno che venda o anche regali semi di questa bellissima pianta. Mi rendo conto che è una specie a crescita molto lenta ma vorrei provare l’ebbrezza di provare la semina in vitro… e perchè non farlo con la specie che preferisco? Ho provato a vedere nell’elenco di Orchid Seedbank Project, ma è una specie protetta e dunque i suoi semi non possono varcare i confini.

    50 anni ago

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